L’export altoatesino tiene, ma preoccupano le incertezze geopolitiche
Le imprese industriali trainano la crescita sui mercati extra-europei
L’export altoatesino nel 2025 supera quota 7,7 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto al 2024 (+0,3%), anche grazie al buon andamento del quarto trimestre. È quanto emerge dai dati sulle esportazioni pubblicati oggi dall‘Astat.
Calano le esportazioni verso i Paesi europei (in particolare verso la Germania, che resta comunque il primo mercato di destinazione), mentre cresce dell’11% il commercio estero con i Paesi non europei: verso gli Stati Uniti l’export sale dell’8,4% rispetto al 2024, nonostante i dazi sulle merci Ue; verso l’Asia l’aumento è del 5,4%. Le vendite verso nuovi mercati extra-europei nel complesso hanno più che compensato il calo verso i Paesi Ue. In questo contesto assumono particolare importanza anche i recenti accordi di libero scambio siglati dall’Europa con i Paesi del Mercosur e l’India.
“Pur nelle difficoltà e nelle incertezze dovute alla situazione geopolitica complessa che si è venuta a creare, le nostre imprese sono state in grado di trainare la crescita. Grazie alla qualità dei prodotti delle nostre imprese hi-tech, all’alta produttività di collaboratori e collaboratrici, a produzioni ad alto valore aggiunto e alla capacità di conquistare nuovi mercati, anche nel 2025 l’export altoatesino si è sviluppato positivamente”, sottolinea il Vice-Presidente di Confindustria Alto Adige con delega all’internazionalizzazione, Klaus Mutschlechner.
I prodotti delle attività manifatturiere rappresentano oltre l’85% del totale dell’export altoatesino. I prodotti alimentari diventano nel 2025 il primo settore con vendite verso l’estero di oltre 1,3 miliardi di euro, seguiti dai macchinari con oltre 1,1 miliardi di euro e dagli apparecchi elettrici con oltre 1 miliardo di euro di valore.
Per i prossimi mesi si segnalano però forti elementi di preoccupazione. La situazione attuale aggiunge infatti elementi di incertezza dopo quelli degli anni passati, che avevano già messo sotto pressione le imprese sul fronte dei costi e delle materie prime. Il conflitto nel Medio Oriente mette inoltre a rischio la forte espansione verso nuovi mercati che, come evidenzia l’andamento dell’export nel 2025, sono fondamentali per diversificare le esportazioni e compensare il calo dei mercati tradizionali.
“Di fronte ai conflitti che stanno portando all’esplosione dei prezzi dell’energia e dei trasporti, a possibili blocchi delle catene produttive e all’aumento di molte materie prime, è auspicabile che torni a breve un quadro di stabilità. Sul medio e lungo periodo è indispensabile che l’Europa – ma vale lo stesso anche a livello nazionale e locale – adotti politiche industriali che riducano la dipendenza da fonti energetiche e materie prime e aumentino la competitività delle imprese”, conclude Mutschlechner.
